sabato 11 giugno 2011

Jodellavitanonhocapitouncazzo

Sei in un grande garage e ti stai avviando alla tua macchina. Qualcuno ti afferra e ti tiene bloccata minacciandoti con un coltello. Oh sì è la tua fine, quello ti stupra, ti tortura anche, come minimo.
Sentite dei passi, vedi un uomo ma lui non vede te. Cazzo, può aiutarti, lui, ma devi urlare. Apri la bocca "Zitta o ti ammazzo". E quello ha un coltello può farlo davvero.
Che fate?

Gridate. E magari quello vi sgozza.
Gridate. L'uomo vi vede e lo stupratore scappa.

Non gridate. E la fine neanche ve la racconto.

Se scegliete di non gridare deciderete di non fare nulla per cambiare le cose. E poi? Poi come si convive con il rimorso di non aver fatto nulla?
Ma in questo caso nessuna delle opzioni è sbagliata. Perchè qui si tratta di vita o morte.

Però c'è gente che ragiona così anche con la felicità. Non voler essere felici per paura del dopo. E tutto questo ha senso? Ha un senso neanche provare a raggiungere la felicità per paura che questa, prima o poi, svanisca?
Ma non è forse vero che quando siamo tristi pensiamo e bramiamo i momenti belli avuti? E quando sei triste mica pensi a quanto di bello hai davanti a te. Pensi a quello che hai già visto.
Ma io vivrei cento giorni down per uno up. Perchè dopo quel giorno up ritorneranno i cento giorno down e così via, ciclicamente. Si ha bisogno di momenti felici per sopravvivere a quelli down.

Ma, io, deciderei di non gridare.


Baci ma anche no
Mia Samsa

6 commenti:

  1. La felicità e il l'infelicità sono due facce della stessa medaglia, vanno accettare e bisogna cercare di utilizzare l'una come compensazione dell'altra.  
    Forse il mio commento c'entra poco o niente col messaggio del tuo post, però credo sia meglio accontentarsi di quel poco che la vita ci dà quotidianamente che aspettare qualcosa di superiore. 
    Ciao e scusa per il commento inopportuno! 

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  2. "Se scegliete di non gridare deciderete di non fare nulla per cambiare le cose. E poi? Poi come si convive con il rimorso di non aver fatto nulla?"

    Precisamente: non si può.
    Gridi e magari sopravvivi, comunque vada hai la prova di aver dato il tutto per tutto.
    Non gridi e magari sopravvivi lo stesso, però permetti al virus dell'autocommiserazione di crescere dentro di te e di condizionare le tue scelte. Ti dai la colpa di tutto. Passi notti insonni. Il contatto con gli altri diventa intollerabile. Mandi via tutti, e non importa quanto ti siano amici: non capiranno la logica con la quale ti torturi dandoti la colpa e se ne andranno lo stesso. Li mandi via perché non possono capire e perché ti danno della stupida, o semplicemente perché non sopporti la pietà nei loro occhi e perché ogni scherzo un po' più intimo diventa per loro una specie di eventuale coltellata capace di ferirti anche se magari stai vivendo l'unico momento in cui non pensi al passato.
    Allora via. Pulizia.
    Cerchi qualcuno che non sappia. Magari ti piace. Magari riesci a sopportare il fatto che lui ti sfiori anche solo per sbaglio. Magari sparisce il senso di nausea. Magari riesci a dormire meglio. E poi?
    Poi la tortura diventa "dirglielo o non dirglielo?". Come cambierebbero le cose? Perché cambierebbero. Se glielo dici, non potrai evitare quella pietà che leggevi negli occhi di prima. Se non glielo dici, ti senti come se lo tradissi, perché non riesci a spiegare perché ti ritrai nei suoi confronti, perché magari lui ti dice quasi tutto di sé e tu quasi niente di te. Se non glielo dici, comincierà a chiedere ed è anche peggio. Se non rispondi è probabile che si allontani. Se glielo dici si allontanerà comunque, perché hai già sperimentato cosa succede.
    E' come un marchio.
    Come si guarisce da un marchio? Non si può. La cicatrice resta sempre. Non dimentichi ed automaticamente è questo che tira le fila di tutto il resto.
    Ma se gridi puoi dire... "Ho tentato, ma non è servito". Quell'"ho tentato" cambia le sorti di tutto. Ti consente di convivere con te stessa senza che tu ti faccia schifo. Ed è un miglioramento evidente.

    No, nessuna delle due opzioni è sbagliata. Ma più che di "questione di vita o di morte", diventa una questione di sopravvivenza o di oblio.

    Per quanto riguarda la felicità, quella strana cosa che ti trascina a mezzo metro da terra, non dura che per brevi attimi e si presenta solo quando non ci si pensa troppo. Il pensiero uccide l'azione, come nel caso di prima. Stare ore a pensarci esclude automaticamente che i fatti che si pensano si verifichino. I giorni down valorizzano quelli up. Ma personalmente preferirei una via di mezzo sana e duratura, no? Si e No sono estremi decisi in partenza da qualcun'altro che credeva di saperne meglio degli altri. Ma sono strana, forse stupida, ma lasciatemi vivere nel Forse e forse sarò felice. Semplicemente.

    E no, non sono stata stuprata.
    Qualcosa di simile.

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  3. io proverei a limonarlo, in un attimo di distrazione potrebbe far cadere il coltello.... -.-'

    no, neanch'io griderei.

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  4. utente anonimo13 giugno 2011 00:05

    Io griderei per l'angoscia, non riesco proprio a trattenermi! E sono certa che a quel punto il mostro cattivo mi sgozzerebbe e dopo mi stuprerebbe, finché il mio corpo è caldo. 
    Sto leggendo storie di assassinii, vampiri, licantropi, leopardi mannari e cose del genere, non facciamoci caso.

    Mi firmo? Eh ma mi serve una firma adeguata!
    A.

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  5. Anch'io in quella precisa situazione non griderei.

    Però, una volta, a 13 anni, ho gridato, eccome se ho gridato.

    Ma per fortuna lui non aveva il coltello.

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  6. ..non lo so cosa farei, dipende.
    Conscendomi, avrei paura.
    MOOOOLTA paura. Più di quella che un essere umano normalmente proverebbe.
    Io ho paura di tutto, più degli altri.
    E la paura si sa, rende immobili.

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